Avevo un sogno: era quello di scrivere tre libri sulle Dolomiti.

Ero consapevole di quanto mettersi a scrivere, in un mondo sempre più digitale, potesse essere complicato. Ma l'insoddisfazione spesso ci fa smuovere, ci dà quella spinta verso il cambiamento. E di questo sentivo la necessità.

Fortunatamente avevo fra le mani una storia bellissima, lasciatami in eredità da mio nonno: quel grande Alfredo Paluselli di cui sono omonimo. Era una storia poetica, profonda, ricca di significati che andavano al di là della quotidianità e del banale. Ed era una storia con un altro grande vantaggio: non era mai stata raccontata.

Vento da Nord

Ricordo il momento in cui decisi di reagire all'insoddisfazione. Fu un freddo pomeriggio dell'inverno del 2011. In quel momento decisi che avrei scritto la storia di quel pazzo anarchico montanaro che aveva girato il mondo imparando quattro lingue, che diventò guida alpina, maestro di sci (tra i primi in Italia), scrittore, pittore, poeta ma anche impresario. Quello stesso uomo che a 36 anni (cioè la stessa età che avevo io in quel momento) decise di costruirsi la sua personale reggia alpestre a 2200 metri di altitudine, Baita Segantini, di creare lì un bel laghetto alpino (scavandolo con badile e piccone) e lì vivere per 35 anni, gli ultimi della sua vita, in perfetta solitudine. Rimase in contatto con le forze della natura che lo ispirarono nella sua personale ricerca di un significato connesso con il reale senso dell'esistenza. Ma non fu una ricerca facile. Fu travagliata, ricca di sofferenza e di difficoltà. Ma libera. Fu questa la storia che raccontai nel mio primo libro, «Vento da Nord». Era il 2013 quando lo pubblicai. Nel 2019 il libro è stato ripubblicato in una speciale edizione, patrocinata UNESCO, dedicata ai 50 anni dalla scomparsa del primo grande Alfredo Paluselli, protagonista dell'opera.

Edizioni Dolomiti

Per creare il libro scelsi una strada contorta, forse un po' ispirata dalla storia che raccontavo. Scelsi infatti di aprire la mia microscopica casa editrice, Edizioni Dolomiti, la chiamai. Era un modo per tentare di sfuggire alle dure leggi del mercato editoriale. Era un modo per non dover subire imposizioni stilistiche di alcun tipo e poter pubblicare un'opera libera. Si dice che ogni lungo cammino inizia con un passo. Non può che essere così. Quello fu il mio primo passo da autore nel mondo della letteratura. E fu un passo fortunato, di cui oggi vado fiero.

Lo spettacolo teatrale

Nel 2014 conobbi il regista teatrale di Cavalese Mario Vanzo. Venne a trovarmi a Passo Rolle e mi disse che si era emozionato leggendo il mio libro e che voleva portare quella storia nei teatri. Iniziò così una collaborazione che, circa un anno dopo, diede i suoi frutti. Riuscimmo infatti, superando difficolta burocratiche ed economiche di ogni tipo, a portare nei teatri il monologo teatrale «Vento da Nord». Sul palco, a interpretare mio nonno, il grande attore italiano Mario Zucca.

Fu un'esperienza divertente e istruttiva, pur se faticosa e piena di tensione. Capii che il settore teatrale italiano è molto complicato. Lo spettacolo fu comunque un successo che riuscì a riempire molti teatri, soprattutto in Val di Fiemme, Bolzano e Primiero.

Ricordo che, finita la tournè, pagammo le spese, i tecnici che ci avevano aiutato, l'attore e le tasse. Tirata una riga finale, il grande guadagno netto che ne risultò ammontava ad euro 300. Un cifra che non bastò nemmeno a pagare una cena a chi aveva collaborato. Fu una bella esperienza ma anche agrodolce: capii sbattendoci la faccia quanto è difficile proporre cultura. Quanto è difficile investire in intrattenimento culturale e quanto è rischioso lavorare a progetti di nicchia. Ma, oltre alle faccende tecniche ed economiche, restarono le emozioni: quelle del sipario che si apre mentre le luci si spengono e nell'aria si percepisce l'aspettativa delle persone sedute in platea. Il silenzio, il buio, gli applausi. Le emozioni di una storia scritta e poi reinterpretata con un altro linguaggio. Un'esperienza grandiosa insomma, a cui sarò sempre grato.

Riflessi nelle Dolomiti

Nel 2015, incoraggiato dall'ottima accoglienza riservata a «Vento da Nord» pubblicai Riflessi nelle Dolomiti, un libro che rappresentava una sfida editoriale particolare: 740 pagine per 366 fotografie antiche delle Dolomiti unite ad altrettante frasi di importanti personaggi della storia. Era un modo per unire la bellezza delle Dolomiti alla saggezza dell'uomo, la natura con il pensiero umano. La mia intuizione fu compresa, e il libro ricevette il prestigioso patrocinio della Fondazione Dolomiti Unesco. Il consenso del pubblico fu inaspettato e sorprendente: il libro nel 2018 è stato ristampato in più volumi in un nuovo formato, più piccolo ed economico. La nuova collana che ne è derivata si intitola semplicemente DOLOMITI (Vol.1 e Vol.2).

il Diavolo generoso

Ormai sentivo che il sogno di pubblicare tre libri sulle Dolomiti era a portata di mano. Avevo però paura di sbagliare, di rovinare tutto con un libro non all'altezza dei primi due. Decisi che la storia che avrei raccontato sarebbe stata quella di un altro celebre personaggio di queste montagne: Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti. Il principale motivo per cui scelsi di raccontare la storia di Piaz era la sua vicenda di vita complicatissima, ma affascinante e intrigante. Una vera sfida insomma. Ma c'era anche un altro motivo, più personale: Tita era amico di mio nonno Alfredo Paluselli. Quest'ultimo, poco prima di morire, scolpì una maschera di gesso raffigurante il carismatico volto di Piaz. L'opera purtroppo si perse e nessuno oggi sa che fine abbia fatto, probabilmente andò persa o distrutta. Aver pubblicato il libro sulla vita di Tita Piaz è stato come chiudere un cerchio. Il libro uscì nel marzo del 2018, nel 70° anno dalla scomparsa del Diavolo delle Dolomiti. Dopo l'ottenimento del Patrocinio della Fondazione Dolomiti Unesco e la presentazione al Trento Film Festival, «il Diavolo generoso» è stato anche finalista al Premio della Montagna di Cortina 2018.

Intervista - l'Avisio magazine - gennaio 2018

«Paluselli, da cosa è stato colpito maggiormente raccontando la storia di Tita Piaz?»

«Quando rileggo il libro che ho scritto, mi sembra quasi impossibile che riguardi la vita di una sola persona. La quantità di avventure vissute da Piaz, a cavallo di due secoli e attraverso due guerre mondiali, è impressionante. Ciò, a mio modo di vedere, rappresenta una grande ispirazione. È come se fosse un incitamento a fare di più, a vivere la vita con maggiore intensità, ad essere meno passivi. Piaz fu un conquistatore. Ma fu anche una persona generosa, profondamente interessata al bene altrui. Basti dire che in montagna egli compì con successo oltre cento salvataggi, spesso rischiando la propria vita.

«Di Tita Piaz è già stato scritto molto, perché un nuovo libro?»

«I motivi sono tanti. Innanzitutto il ritrovamento di rilevanti documenti inediti. Tra questi, molte fotografie, ma anche lettere e testi mai visti prima. Un altro motivo è la solidarietà. Infatti una parte dei proventi sarà devoluta a “SportAbili”: ONLUS locale con la nobile missione di accompagnare persone con disabilità a praticare sport in montagna. Inoltre, il 2018 segna la ricorrenza del settantesimo anniversario dalla scomparsa di Piaz e sarei davvero felice di contribuire a ricordarlo.

«Cosa rende la vita di Tita Piaz così intrigante?»

«Egli portò una profonda innovazione in molti campi. La sua caratteristica più evidente fu l’incredibile capacità alpinistica. Ma egli fu anche un appassionato politico (fu il primo socialista in Val di Fassa), ebbe grandi intuizioni turistiche (a lui si devono prestigiosi rifugi e alberghi nelle nostre Dolomiti), fu un innovatore in campo teatrale, fu arrestato tante volte ed ebbe una vita privata travagliata. Ma l’aspetto più affascinante di Piaz, a mio avviso, furono i suoi contrasti: i mille pregi e gli altrettanti difetti che lo resero infinitamente umano.»

«Scriverà ancora di Dolomiti in futuro?»

«No. Questo libro segna il compimento del mio omaggio editoriale alle Dolomiti. Un sogno che nacque nel 2011 quando iniziai a comporre “Vento da Nord”, che inseguii nel 2015 con “Riflessi nelle Dolomiti” e che concludo ora, nel 2018, con “il Diavolo generoso”. Ho almeno tre romanzi nel cassetto ma la prego, non mi chieda cosa pubblicherò in futuro perché, al momento, non ne ho proprio idea… (ride).

Un’intervista registrata negli studi di Radio Fiemme:

(02/2018 - non dimenticare di alzare il volume del player)

l'Adige - 4 aprile 2018:

Articolo quotidiano l'Adige del 4 aprile 2018

Un servizio tv su una delle mie serate di presentazione del libro su Tita Piaz, a Pozza di Fassa:

(RAI 3 - 10.07.2018 - in lingua ladina)

  • VENTO DA NORD
    – XXXI PREMIO GAMBRINUS “GIUSEPPE MAZZOTTI” volume segnalato
    – Patrocinio Fondazione Dolomiti Unesco
  • RIFLESSI NELLE DOLOMITI
    – Menzione d’Onore al Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica – Pegasus Literary Awards – VIII Edizione 2016
    – Premio Speciale alla V Edizione del Concorso Letterario Nazionale “Un Libro Amico per l’Inverno” 2016
    – Patrocinio Fondazione Dolomiti Unesco
  • IL DIAVOLO GENEROSO
    - Volume presentato al Trento Film Festival della Montagna, 2018
    - Libro finalista al Premio della Montagna Cortina 2018
    - Patrocinio Fondazione Dolomiti Unesco
Patrocinio Fondazione Dolomiti Unesco